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Domenica 05 Luglio 2026

RACCONTI DELLA DOMENICA — il Blog di Marco Celati

Marco Celati

MARCO CELATI ha lavorato e vive in Valdera, a Pontedera. Gli piace scrivere, ma non è uno scrittore. Solo uno che scrive.

Essere

di Marco Celati - Domenica 05 Luglio 2026 ore 08:00

C’è tempo per essere. O forse no. Forse non siamo più a tempo, noi che «siamo per la fine», nonostante il nostro procrastinato «non ancora».

In pillole di filosofia ho letto «Essere e tempo» di Martin Heidegger, ritenuto a torto o a ragione e contro la sua stessa volontà, uno dei padri dell’esistenzialismo. L'opera pubblicata nel 1927 è considerata una pietra miliare della filosofia del Novecento. Si concentra principalmente su due temi cardine. La questione dell'Essere: Heidegger ne denuncia l’oblio, proponendosi di indagare il senso dell'essere stesso, dell’essere che pensa sé stesso. L'analitica esistenziale: Heidegger, per risalire all'essere, parte dall'indagine dell'uomo, definito come Esserci. L'esistenza umana è caratterizzata dalla temporalità, dalla progettualità e dal rapporto con la morte. Anche la morte è un modo di essere che l'Esserci assume da quando esiste. «Luomo, appena nato, è già abbastanza vecchio per morire». Che, a paragone, il bel mimoridel mio povero babbo -che a son di dirlo è morto davvero- diventa una botta di ottimismo cosmico.

L’ho letto in pillole, leggerlo tutto non mi azzardo. E anche di pillole ne prendo già tante per il cuore, aggiungerci quelle per la mente -oltre la Settimana Enigmistica- non è stato facile. Infatti mi sono perso nella lettura e ho desistito. Per un attimo ho creduto di impazzire e diventare nazista anch’io. L’esistenzialismo, se non ben orientato, può fare di questi scherzi. Dall’Io al Super io il passo è obbligatorio, dal Super io al Superuomo temo sia inevitabile e dal Superuomo alla Supercazzola è un attimo. Per fortuna. La superfetazione dell’ego, da filosofia diventa patologia.

Essere o esserci, questo è il problema. Ma forse in questo tempo il vero dilemma è: esserci o farci. Nel senso, ci sei o ci fai? Sei perché ci sei o sei perché ci fai? E se ci sei, chi sei e, se ci fai, che fai? E noi? Noi chi siamo, che ci facciamo? Chissà che ne penserebbe Heiddegger. Heidi per gli amici e i critici. È un tema più difficile di quanto si pensi. Del resto anche «Essere e tempo», con la sua complessa terminologia, il grande filosofo lo lasciò incompiuto. Approdò al linguaggio, «la casa dell’essere», alla sublimazione della poesia e dell’arte.

Non so voi, ma la mia vita e il mio modo di essere e di esserci sono stati molto influenzati dal fatto di abitare in case affittate con una frequenza sempre maggiore e con una disponibilità sempre minore di pareti a cui addossare librerie e sui ripiani riporre libri, ammennicoli vari e souvenir. Fino a che di pareti non ne ho avute più, se non quelle che delimitano l’attuale monolocale che servono purtroppo anche ad aprire almeno una finestra appena terrazzata, la porta del bagno e quella dell’ingresso. Così non ho più superfici per libri e ammennicoli. I souvenir avendoli già buttati nel penultimo trasloco. E anche molti libri giacciono negli scatoloni, nel piccolo ripostiglio sottostante il palazzo.

Tutto questo, come ho detto, cambia il modo di vivere. Intanto, in attesa di convertirmi del tutto al minimalismo concettuale e arredativo, ho imparato ad apprezzare l’informatica intesa come libreria virtuale, dove i libri non pigliano spazio. E al momento, in questa fase di trapasso, per colmare il mio «horror vacui» di trenta metri quadri, ho ricreato e frapposto delle pareti con scaffalature piene di libri. Così vivo tra due divisori zeppi di volumi carichi di sapere e polvere, non tutti letti -ma sono tanti- in compenso tutti dimenticati. E alla polvere chiedo da dove venga, ma non risponde un cazzo e capisco solo che farei meglio a spolverare. Insomma c’è chi in una stanza, addirittura senza più pareti, ha saputo ricreare il cielo, io ne ho fatto un circuito intorno a un tavolo dove mangio, leggo e scrivo, a fianco di una poltrona dove guardo la tv e a schermatura di un letto dove dormo. Della vita ho concentrato quasi tutto l’occorrente.

Inoltre, a due delle pareti perimetrali -perforate come un groviera dalle viti di sostegno- ad una certa altezza ho attaccato dei pensili con i restanti libri. Sopra la poltrona ce ne sono tre. Di pensili, non di libri sotto il cui peso crescente si stanno inclinando sempre più verso il basso. Magari un giorno non lontano crolleranno uno sull’altro, pensili e libri, mentre guardo semi addormentato la televisione e mi schiacceranno, uccidendomi. A testimonianza della consistenza, del peso della cultura e del sapere sulle nostre vite, nonché della loro rivincita sui media. D’altronde non ci sono scorciatoie, dice che bisogna leggere molto e scrivere molto per diventare scrittori. Anche se non sarebbe il mio caso. Io, per me, desidero solo essere uno che scrive e aver salva la vita. Per tristezza o per divertimento. Per ingannare l’essere e il tempo.

E questa sera, a fine giornata, mi affaccio sui palazzi dove si vedono insieme la cura e l’abbandono e penso: non ci sarà un altro giorno come domani.

Buona domenica e buona fortuna.

Marco Celati

Pontedera, 5 Luglio 2026

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P.S. Per il mestiere di scrivere ho consultato “On Writing” di Stephen King. Forse a John Fante di “Chiedi alla polvere”, la polvere rispondeva qualcosa, ma era uno scrittore ed era un’altra polvere. La citazione finale sul domani è da “Disclosure Day”, l’ultimo di Stephen Spielberg, dispiace dirlo, un film inutile e bruttino: va bene il necessario, edificante messaggio dell’empatia, ma bastavano già “E.T.” e “Incontri ravvicinati”, quelli sì, belli. Opinione personale. La frase comunque ha precedenti illustri: da Vivien Leigh di “Via col vento” a Ornella Vanoni.

“Il cielo in una stanza”, Gino Paoli

https://youtu.be/jU43Dc9KZbE?is=Gq6qVCjs_CuaB4h8

“Domani è un altro giorno”, Ornella Vanoni

https://youtu.be/K1U2M-ZLsMo?si=se8eICHi0yq0an6h

Finale di “Via col Vento”, Victor Fleming

https://youtu.be/ryF5ymKhn7Q?si=60bpR3WyO75X5C1v

La Supercazzola del Conte Mascetti, da “Amici miei”, Mario Monicelli

https://youtu.be/u77ftWOaWOk?is=80hAf0HoZEIR3fbm

Marco Celati

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