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martedì 12 novembre 2019

RACCOLTE & PAESAGGI — il Blog di Marco Celati

Marco Celati

MARCO CELATI vive e lavora in Valdera. Ama scrivere e dipingere e si definisce così: “Non sono un poeta, ma solo uno che scrive poesie. Non sono nemmeno uno scrittore, ma solo uno che scrive”.

L'ultima età

di Marco Celati - mercoledì 04 settembre 2019 ore 08:58

A quest’ultima età spettano le vie secondarie, quelle dove più rari sono i passanti e i marciapiedi più stretti, assediati dalle auto in sosta. Ma, al passaggio davanti ai giardinetti delle case, è una sorpresa il profumo penetrante dei gelsomini e solo questo ripaga il cammino e forse la vita. Oltre la gente che insulta e le voci sguaiate dei ragazzi a guastare la notte. Ci vuole molto tempo per apprezzare il silenzio ed è troppa la folla per comprendere ogni persona. Troppo il rumore per tutto, perfino per la musica ed i suoni. La vita è fatta di tempo, di silenzio e di parole. E le parole hanno un significato o cercano di dare un senso alle cose, una direzione, ma non bastano, occorre silenzio intorno ad esse.

“I campi sono più verdi quando si descrivono che nel loro reale colore verde...Muoversi è dire, dirsi è sopravvivere”. Lo ha scritto Pessoa nel “Libro dell’inquietudine”. Ma forse è vero pure il contrario. E forse è così che sopravviviamo, se non proprio per questo. Per la parola gelsomino che vuol dire quel fiore, ma non basta a se stessa, comprende il colore bianco delle fioriture, il profumo che ci inebria, la strada secondaria che ci porta, indolenti, verso casa e questa notte, disturbata, che ne scrivo.

Mi piace quando la testa si china nel sonno, sulla tastiera, sullo schermo opalescente. Vengono in quel dormiveglia i pensieri che inseguono la mente e dalla mente sono inseguiti. Molti restano inespressi, forse i migliori e ciò che non è detto è il rimpianto della parola, di ciò che non è scritto e qualcuno scriverà.

I ragazzi si salutano chiassosi, maleducati, una moto romba nel buio verso la scia delle auto sulla provinciale. Poi sarà soltanto e finalmente la notte. Aspetto che il vento si levi e muova le foglie tremule dei pioppi sugli argini, sulla piazza e restituisca, amplificato, il fruscio del silenzio.

Un giorno saliremo sopra la città e guarderemo questa valle brulicante di luci e di vite, forse mi prenderai il braccio, forse ti cingerò la vita o forse no. Chissà se diremo una frase sul tempo o sull’amore. Se ricorderemo qualcosa o avremo già dimenticato. E tutto sarà stato perdonato. Tutto quanto. A volte basta aspettare perché succeda qualcosa oppure niente.

La vita non è una passeggiata. La Repubblica è democratica e fondata sul lavoro, la vita è privata e fondata sulla felicità. Ma essere felici è una condizione difficile e sfuggente. Un’aspirazione, tuttalpiù. Un ricordo che si perde, fra i tanti che affollano la mente, si affastellano nel sottobosco della memoria. Metto insieme delle cose senza la pretesa di ordinarle.

La Maddalena era bellissima. Ricordo di avere fatto il bagno a Caprera. Ero con un gruppo di amici, da giovane, molte estati fa. A parte il fatto che nasco anziano. C’erano Enrico e la Paola e Dino con la Luciana, Antonella, Maurizio ed altri. A Dino morì il padre durante quella villeggiatura, i ricordi ognuno ha i suoi, dolorosi e lieti. Io ero col mio amico Mago che non c’è più. E anche quei tempi, che sembravano così promettenti, se ne sono andati per sempre. Resta la memoria dei particolari e il quadro d’insieme ci sfugge. Forse la memoria privata serve proprio per questo: per i frammenti della vita, la minutaglia che abbiamo scialato.

La minutaglia, chiamiamo così i momenti che tendiamo a trattare con distacco, sufficienza, disprezzo e sprecare, senza renderci conto che alla fine l’intera esistenza è fatta di quelle cose minute, come un mosaico è composto dalle sue minuscole tessere. Ognuna di esse non sembra avere un grande significato, rappresentare un valore importante, eppure concorre a formare l’insieme. E se il tempo ha ingiuriato il mosaico o l’affresco, conservarne anche solo un particolare, un frammento, è importante. Alla fine resta quello che resta, che dura, il ricordo di come siamo vissuti e perfino il valore o disvalore della nostra vita. Altri penseranno giustamente e con più perizia a ricomporre il quadro della storia, della memoria sociale, di ciò che siamo stati come generazione e moltitudine. A me, a volte, basta l’impressione, un effetto, il senso di una cosa. Una singolarità.

Marco Celati

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Pontedera, 14 Giugno 2019

“Via di Castello” alla maniera di Ottone Rosai, foto e dipinto digitale dell’autore. 

Marco Celati

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