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sabato 29 novembre 2025

DISINCANTATO — il Blog di Adolfo Santoro

Adolfo Santoro

Vivo all’Elba ed ho lavorato per più di 40 anni come psichiatra; dal 1991 al 2017 sono stato primario e dirigente di secondo livello. Dal 2017 sono in pensione e ho continuato a ricevere persone in crisi alla ricerca della propria autenticità. Ho tenuto numerosi gruppi ed ho preso in carico individualmente e con la famiglia persone anche con problematiche psicosomatiche (cancro, malattie autoimmuni, allergie, cefalee, ipertensione arteriosa, fibromialgia) o con problematiche nevrotiche o psicotiche. Da anni ascolto le persone in crisi gratuitamente perché ritengo che c’è un limite all’avidità.

​Uccidere per gioco: il cacciatore e chi vuole armarsi

di Adolfo Santoro - sabato 29 novembre 2025 ore 08:00

Nel 1924 lo scrittore e giornalista americano Richard Connell pubblicò il racconto The Most Dangerous Game (tradotto in italiano con Il gioco più pericoloso). Ecco la trama.

Anni ’20 del ‘900. Rainsford, un cacciatore newyorchese, è diretto in nave verso il Brasile, per una caccia al giaguaro; durante il viaggio discute con un amico Whitney a proposito di come ci si possa sentire a essere una preda, invece di un cacciatore. Poco dopo Rainsford, distratto da alcuni colpi di pistola esplosi al largo, perde l’equilibrio e cade dalla nave, senza che nessuno se ne accorga. In balia della corrente, riesce a raggiungere l’isola della Nave Intrappolata, nota per la sua pessima fama, e viene accolto dal proprietario dell’isola, il generale russo Zaroff, e dal suo servo sordomuto Ivan. Il generale è appassionato di caccia: ha cacciato e ucciso molti esemplari di varie specie animali, ma non gli basta, lui cerca l’avventura. Quelle che ha catturato non sono la preda più pericolosa... perché non ragionano. Così ha intrapreso una specie di caccia molto particolare: ha iniziato a dare la caccia a tutti i naufraghi che arrivano sulla sua isola, e chi riesce a sopravvivere senza farsi catturare per tre giorni vince. E la preda successiva è ovviamente Rainsford, che viene liberato e trasformato in preda per una caccia all’uomo condotta con cani; Rainsford riesce a sfuggire per tre giorni alla caccia di Zaroff, usando trappole e inganno: ferisce e probabilmente uccide Ivan e alcuni dei cani vengono eliminati; messo con le spalle ad un precipizio, si getta in mare per non farsi prendere vivo; Zaroff, convinto della sua morte, torna a casa soddisfatto della partita, ma, quando entra nella sua camera da letto, trova Rainsford ad aspettarlo; i due si affrontano a duello: l’ultima frase fa capire che Rainsford uccide Zaroff e ne prende il posto, dormendo quella notte nel suo letto: Non aveva mai dormito così bene.

Fino a qualche tempo fa credevo che questo racconto inquietante fosse solo frutto della mente di un romanziere che, per suo mestiere, deve immaginare situazioni estreme … ma la realtà ha superato la fantasia! Berlusconi col suo bunga-bunga … Epstein con la sua isola dove intrappolava minorenni da offrire al potente newyorchese di turno sono esempi di come la ricchezza possa realizzare ossessivamente le proprie perversioni. L’unica differenza tra questi due riccastri e chi li invidiava e magari li votava nella speranza di poter essere un giorno come loro sta nell’essere dei piccoli pervertiti solo per contingenze economiche. È il meccanismo della dipendenza che fa sì che in un mondo con una labile etica si possano facilmente travalicare i confini morali passando da una droga leggera ad una droga pesante. E se questa droga si chiama uccidere, allora, con un’adeguata disponibilità economica e con una precisa escalation dell’attivazione delle vie dopaminergiche che portano al gusto di uccidere, si può passare dal gusto di uccidere uccellini inermi alla caccia grossa in gruppo al diventare uno dei cecchini di Sarajevo o di qualsiasi altra guerra. Si può così comprendere che c’è un continuum tra il banale cacciatore della domenica, chi fa la legge per ottenere il riconoscimento elettorale dei cacciatori, chi va a fare il safari in paesi lontani e chi pagava per andare a sparare sui civili durante la guerra in Bosnia tra il 1992 e il 1996: sono tutti gente, sono tutti goliardi che si masturbano insieme in un rito sociale condiviso. Che sia il tifo per il calcio o una partita di caccia è solo un modo per scaricare l’aggressività distruttiva di quello che Freud chiamava l’istinto di morte su un nemico diverso, ad esempio su un uccello che vola libero. In questo senso la guerra è un rituale collettivo che permette lo scarico di tensioni accumulate all’interno di nazioni che goliardicamente vanno ad uccidere la Natura e i civili che l’abitano.

Ma torniamo ai cecchini di Sarajevo e alle guerre dell’ex-Jugoslavia degli anni ’90 dello scorso secolo. I motivi di queste guerre erano complessi, ma due erano gli schieramenti principali: da un lato, le repubbliche che dichiararono l’indipendenza (principalmente Slovenia, Croazia e Bosnia-Erzegovina) e dall’altro, la Jugoslavia post-federale dominata da due etnie che sostenevano l’idea di una Grande Serbia: i serbi e i montenegrini. L’ONU dimostrò la sua inefficienza anche in questa guerra: oltre che a livello diplomatico, le sue forze di peacekeeping non protessero i civili da ripetute stragi. A distanza di trent’anni la procura di Milano ha aperto un’inchiesta sul turismo di guerra a Sarajevo, perché tra i cecchini c’erano anche degli italiani … il capo d’imputazione è strage, aggravata da futili motivi, reato che non va mai in prescrizione e che permette di allargare le indagini al di là dei confini nazionali. Dall’indagine dei giudici è trapelato che uomini d’affari e facoltosi occidentali, dietro pagamento, venivano accompagnati sulle postazioni serbo-bosniache per provare l'emozione di colpire bersagli umani e che Trieste era lo snodo principale dell’organizzazione di questo turismo del week-end. I comandanti delle stragi serbo-bosniache, Karadžić e Mladić, sono stati condannati all’ergastolo dal Tribunale penale internazionale dell’Aia per crimini di guerra e genocidio, ma ora emergono fatti minori, che però erano già noti negli anni ’90:

- nel 1993 la BBC britannica pubblicò un video in cui si vedeva lo scrittore russo Eduard Limonov, accanto al presidente serbo Karadžić, mentre sparava con un fucile di precisione da Sarajevo-Estverso la città assediata, la cui popolazione era già in difficoltà, come a Gaza, per il blocco della fornitura di alimenti e medicinali;

- in Italia ne avevano scritto due articoli, uno del Corriere della Sera e uno della Stampa, ignorati dalla magistratura di allora e già nel 1995 se n’era parlato al Tribunale permanente dei popoli, un tribunale di opinione finalizzato alla promozione dei diritti umani;

- nel 2007 John Jordan, un pompiere americano che si era recato nell’ex-Jugoslavia per fini umanitari, fu interrogato come testimone al Tribunale dell’Aja e così rispose: Avevo assistito in più di un’occasione alla presenza di persone che non mi sembravano del posto, per il modo in cui erano vestite, per le armi che portavano e per il modo in cui venivano “gestite”, cioè guidate dai locali. Ho visto questo a Sarajevo in diverse occasioni ... Io non ho mai visto uno di questi “turisti tiratori” sparare. Li ho visti spostarsi, accompagnati, attorno a posizioni di cecchini note. Non li ho mai visti sparare effettivamente. Ma era chiaramente evidente che la persona condotta da uomini che conoscevano il terreno ne era del tutto estranea, e il suo abbigliamento e le armi che portava mi portavano a credere che si trattasse di “turisti tiratori”. È un’espressione che ho sentito per la prima volta a Beirut, dove avevamo osservato lo stesso fenomeno lungo la “linea verde” … Indossavano abiti misti, civili e militari, ma ciò che li distingueva era soprattutto l’arma …, che sembrava più adatta alla caccia al cinghiale nella Foresta Nera che al combattimento urbano nei Balcani … se una famiglia camminava per strada, veniva colpito sempre il più giovane … Una cosa che si insegna a un cecchino militare è che l’uccisione non è necessariamente il fine ultimo: la distruzione lo è. Se uccidi un uomo è finita. Se lo ferisci, quattro persone devono portarlo via. Quando prendi di mira civili, in particolare famiglie - musulmane o meno – sparare a un bambino ha l’effetto di devastare l’intera famiglia;

- nel 2014 lo scrittore Luca Leone pubblicò I bastardi di Sarajevo, un romanzo che dava voce a personaggi di varia natura: politici corrotti, spregiudicati carnefici, giovani che tentano di liberare Sarajevo, turisti che giocano alla guerra per vivere un week-end diverso;

- nel 2022 il regista sloveno Miran Zupanič ha presentato il documentario Sarajevo Safari, che ha raccolto le testimonianze residue;

- lo scrittore Ezio Gavazzeni, infine, dopo aver indagato, ha presentato una denuncia alla procura di Milano sui cecchini di Sarajevo, alcune centinaia di europei dell’Occidente-faro della civiltà, ognuno dei quali pagò l’equivalente di centinaia di migliaia di euro attuali per sparare sui civili musulmani – uccidere bambini costava di più - durante l’assedio da parte dei serbi.

Anche altre città della Bosnia furono assediate, ma Sarajevo, che, in un assedio durato 1425 giorni con oltre 11.000 civili morti (tra cui 1.500 bambini), era particolarmente favorevole per i cecchini: dalle colline circostanti i colpi di mortaio e fucile potevano facilmente colpire i civili che camminavano tra un edificio e l’altro del viale principale (questo viale fu poi chiamato Sniper Alley, Vicolo dei cecchini). Gavazzeni dice di questi turisti: Un terzo di loro ora potrebbero essere morti, ma ci sono due terzi ancora vivi, la cui età dovrebbe aggirarsi tra i 65 e gli 83 anni massimo … Queste persone non uccidevano per odio o ideologia, ma per senso di onnipotenza. Guardavano nel cannocchiale del fucile come se fosse un videogioco. Chiunque passasse, sparavano. Non era guerra, era una caccia all'uomo senza motivo. Erano probabilmente mossi dall'adrenalina e dal potere assoluto di decidere della vita altrui ... A Sarajevo tutti conoscono la storia dei turisti del week-end, che partivano il venerdì, con mimetica, scarponi da combattimento e armi al seguito, arrivavano a Belgrado e da qui erano trasportati al fronte da elicotteri, dove, mischiati ai serbi-bosniaci, facevano il tiro al bersaglio dei passanti musulmani-bosniaci. L'hanno sempre saputo, ma per trent'anni si sono sentiti dire che era una leggenda metropolitana. Ora, con questa indagine, sentono che qualcuno li sta finalmente ascoltando … Volevo restituire voce a chi per anni è stato zittito dietro l'etichetta di leggenda. Se confermato, questo fenomeno cambierà il modo in cui guardiamo all'assedio di Sarajevo e, più in generale, al rapporto tra guerra, denaro e spettacolo … Ogni famiglia di Sarajevo ha perso qualcuno in quegli anni, stabilire se la pallottola che uccise un civile proveniva da un militare o da un turista sarà forse impossibile, ma la sola apertura di un'indagine riapre una ferita profonda ... Gavazzeni riporta nel suo esposto il testo di una lettera di un ex-ufficiale dell’intelligence militare bosniaca, già comparso in Sarajevo Safari: Lei ha descritto bene il profilo del cacciatore/cecchino: un cacciatore appassionato che ha già provato tutti i tipi di safari classici legali e poi per il bisogno di adrenalina cerca anche una testa umana come trofeo; una persona che ama le armi ed è allo stesso tempo un tipo psicopatico; un ex-soldato che non riesce a fermarsi dopo essere stato su alcuni campi di battaglia. In ogni caso sono tutti appartenenti alla cerchia di persone ricche e probabilmente influenti nelle loro comunità. Hanno le risorse legali per proteggersi da un’eventuale indagine, e anche l’influenza politica per ostacolarla. Il livello di rischio che l’operazione venga scoperta e che gli attori vengano perseguiti è ridotto al minimo da una buona organizzazione. Nel suo esposto Gavazzeni suggerisce che l’organizzazione dei safari dovrebbe quindi essere ricercata nelle agenzie che organizzano le cacce a cervi e cinghiali in Ungheria, Croazia, Slovenia, Serbia, Bulgaria, Romania. Già! Le agenzie turistiche, che hanno organizzato tour in crociera per vedere in diretta il genocidio di Gaza! Il turismo! Un altro rito dell’infelicità umana!

Gavazzeni riflette: … il gusto di uccidere, che esiste e che esisterà sempre. Adesso stare davanti allo schermo, con in mano i comandi di un drone, a distanza di sicurezza dal fronte, è molto più facile e decisamente meno costoso. Uccidere è ancora meno personale: i droni dei russi fanno “human safari”, esercitandosi su bersagli civili, crimine denunciato dalla Commissione di inchiesta dell’Onu sull’Ucraina.

Mi sembra che anche Gavazzeni travalichi con le sue idee insinuando che l’uomo abbia nel suo DNA il gusto di uccidere, andare a caccia, fare la guerra, predare? Si comporta, nel suo piccolo, come un Crosetto qualsiasi (quello che vuole mandare in guerra i nostri figli e nipoti) o come un Cingolani qualsiasi (quello raccomandato da Grillo alla carica di Ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica nel governo Draghi ed ora amministratore delegato di Leonardo, la rinomata fabbrica di armi italiana), che ha sollecitato investimenti pubblici (ovviamente in Leonardo), se no ci sterminano … ma chi? … i russi? … i cinesi? … o è lui con la sua banda che vuole assediarci tutti?

Adolfo Santoro

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