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Lunedì 18 Maggio 2026

PAGINE ALLEGRE — il Blog di Gianni Micheli

Gianni Micheli

Diplomato in clarinetto e laureato in Lettere, da sempre insegue molteplici passioni, dalla scena alla scuola, dalla scrivania alla carta stampata, coniugando il piacere della scrittura con le emozioni del confronto con il pubblico, nei panni di attore, musicista, ricercatore, drammaturgo e regista. Dal 2009 è iscritto all’Ordine dei Giornalisti della Toscana riversando nella scrittura del quotidiano le trame di un desiderio di comunicazione in cerca dell’umanità dell’oggi, ispirata dalle doti dell’intelligenza, della sensibilità e della ricerca della felicità immateriale.

​L’elenco telefonico

di Gianni Micheli - Lunedì 18 Maggio 2026 ore 08:00

Conservo l’elenco telefonico nella memoria. Fino a ieri non l’avrei mai detto. Non i nomi, i numeri, gli indirizzi. Ci mancherebbe. Ne conservo la forma, il peso, i sentimenti.

È andata così: pochi giorni fa mi sono trovato a dover spiegare cos’è (cos’era) l’elenco telefonico a un bambino. E ho pensato: un’altra delle mie memorie che non hanno più alcun rapporto con il reale. Di quelle cose che hanno visto gli occhi, toccato le mani, immaginato i pensieri, che ha sentito perfino il cuore neanche tanti anni fa e che sembrano essere state un sogno tanto sembrano lontane. Viviamo nell’epoca dell’estinzione dell’essere stato!

Caro bambino, devi sapere che l’elenco telefonico arrivava a casa. Ogni anno una nuova edizione. Carta fina come un’ostia e profumo d’inchiostro. Arrivava e sostituiva il vecchio.

Era un bel libro, sai! Erano anni in cui le città si contavano a peso, a cognomi, nomi, indirizzi e numeri messi in fila, senza prefisso, e la mia città, Arezzo, di peso non ne aveva tanto. Era un bel volume ma era ancora maneggevole. Per città come Roma o Milano, per dire, un volume nemmeno bastava!

A casa mia per un certo periodo lo potevi trovare vicino al telefono. Quando ancora i telefoni avevano il filo e cercavano uno spazio, tutto loro, dove abitare. Poi i telefoni fecero la loro prima rivoluzione, divennero con l’antenna, cercarono posti sempre più piccoli dove sostare - il trekking telefonico tra gli orpelli di casa fu un’attività sportiva di un certo rilievo, in quegli anni - e l’elenco telefonico s’appoggiò alla mensola vicino al televisore, l’oggetto più conservatore che sia mai stato in casa nostra. È ancora lì, il televisore. Più longilineo, certo, ma sempre lì.

Quando arrivava in casa la prima cosa che facevano i bambini era andare a trovarsi, a cercarsi. Ed era un modo festoso per sapere chi eri, da dove venivi, dove stavano i tuoi fino alla seconda/terza/quarta generazione, a seconda della longevità! Un albero genealogico in ordine alfabetico, con i Micheli (nel mio caso) tutti in fila come soldatini, con tanto di indirizzo! Questo è lo zio, questo è il cugino, questo non so chi sia… “Babbo chi è?” “Ma sì, è il cugino della zia…, quello che abita a…, da quanto tempo non ci vediamo!” “E questo?” “No, questo non è dei nostri”. Credo di avere imparato sull’elenco telefonico a cercare le parole per ordine alfabetico.

Nell’elenco compariva il cognome, il nome, l’indirizzo e il numero di telefono di chi aveva firmato il contratto con la Sip (Società Italiana per l’esercizio Telefonico). È scomparsa anche lei. Che poi era il babbo, generalmente. L’uomo di casa, insomma. Sì, certo, non si può negare: l’elenco telefonico era principalmente una cosa da maschi. E allora bene anche così, che si sia estinto (in verità non si è estinto: in Italia ha ancora 2,7 milioni di utenti e a casa arriva solo se si vuole fare arrivare).

Da adolescente, quando ho iniziato a uscire di casa, è stato uno dei miei punti fermi. Andavi ad una cabina telefonica, perfino al bar, e sapevi che l’avresti trovato. Stropicciato, liso, consunto, piegato, macchiato da indice leccato: l’avresti comunque usato. E utilizzarlo al meglio, in velocità, senza perdite di tempo, era indispensabile. I tuoi amici, di cui dovevi conoscere il cognome e il nome del babbo - ma bastava anche il cognome e l’indirizzo! -, stavano lì. Amici, amiche e, perché no, anche la tua futura ragazza. Bastava telefonarle!

Quando firmai il mio primo contratto telefonico vissi l’attesa dell’arrivo dell’elenco, nella casa nuova, con apprensione. Non lo sapevo ma stavo attraversando un rito d’iniziazione sociale di una certa importanza: il mio nome sarebbe finalmente comparso nel novero degli adulti provvisti di casa, indirizzo e telefono; il mio cognome si sarebbe affiancato ai miei pubblici avi. Ci sarebbe stato un Gianni, insomma, tra quei Micheli. Mi sarei definitivamente rivelato alla città e, insieme, alla nazione.

C’ero: ne fui orgoglioso. Peccato non averlo conservato. Te l’avrei mostrato!

Dimenticavo: l’immagine non rende, l’ho fatta fare all’intelligenza artificiale. E questo mi ricorda che non ho mai scattato una foto al mio elenco telefonico… ho fatto male!

Gianni Micheli

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