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Attualità martedì 22 settembre 2015 ore 16:21

Ungulati, a fare più danni sono i cinghiali

In attesa della legge regionale, Coldiretti presenta i dati sui problemi creati dagli animali alle aziende agricole del territorio



PISTOIA — A parlare sono i numeri dell'Ambito territoriale di caccia Pistoia 16: i cinghiali hanno fatto registrare nel 2014 il maggior numero di eventi con danni sottoposti a perizia e liquidati (35), seguono gli storni con 33 eventi e poi i cervi con 14. In coda i caprioli, con 6 episodi. Tradotto in termini percentuali, i cinghiali e cervi assorbono insieme oltre il 60% dei danni liquidati. A seguire le altre specie.

Alla luce dei risultati, il rappresentante Coldiretti, Roberto Nannini ha auspicato l'aumento del numero di cinghiali maschi prelevabili nelle zone non conservative, cioè quelle non vocate ad un certo tipo di selvaggina. Nel caso del cinghiale si tratta, per esempio, della pianura. Ogni anno gli enti coinvolti, Regione, Provincia, Atc, Ispra, stabiliscono le quote di abbattimenti a seconda delle specie e i tempi in cui è possibile abbattere i maschi. La possibilità di limitare ulteriormente il numero dei maschi per i cinghiali, per esempio, è possibile fino a fine marzo. Per il capriolo è possibile solo fino alla fine di settembre. Per ambedue le specie il numero stabilito è stato raggiunto, ma mentre per il cinghiale maschio ci sono i tempi tecnici per limitarne il numero (scadenza a marzo); per il capriolo, anche se il numero dei prelievi fosse ampliato, i tempi tecnici per procedere agli abbattimenti non ci sarebbero (scadenza tra pochi giorni, a fine settembre).

Intanto è atteso per ottobre l'articolato della legge regionale che ha l'obiettivo portare il fenomeno della selvaggina a livelli fisiologici. Coldiretti nel luglio scorso ha presentato un documento in materia all'assessore all'agricoltura della regione Toscana, Marco Remaschi. Una descrizione della situazione ed una serie di proposte ora al vaglio della giunta. Tra queste, la possibilità per gli agricoltori con porto d'armi di poter agire in presenza di selvaggina che crea danni alle proprie colture.

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