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Attualità mercoledì 04 novembre 2015 ore 10:00

Ungulati, bene la legge purché non cambi

Intervento del presidente pistoiese della Cia dopo l'approvazione del testo che mira a limitare i danni provocati dagli animali



PISTOIA — Piace, purché non venga trasformata in altro, la legge sugli ungulati approvata in giunta regionale e presentata dall'assessore all’agricoltura Marco Remaschi insieme al sottosegretario all’ambiente Silvia Velo. Ad esprimere apprezzamento è il presidente della Cia di Pistoia, Sandro Orlandini, che è anche membro delle commissioni “ungulati” e “danni” dell’Ambito territoriale di caccia (Atc) 16 di Pistoia.

"Con l’approvazione di questo ottimo progetto di legge dell’assessore Remaschi da parte della giunta regionale toscana - spiega Orlandini - viene ufficialmente riconosciuto che il numero degli incidenti stradali provocati dalla fauna selvatica nel nostro territorio è insostenibile (da 250 nel 2013 a 700 nel 2014, verso i 900/1000 nel 2015), assai più alto che nel resto d’Italia, e che il livello degli ungulati è altrettanto insostenibile, essendo pari a 4 volte la media nazionale. Semplicemente non si può più andare avanti così".

Tra gli aspetti che più piacciono c'è l’obiettivo del piano di riduzione, pari a meno 300 mila ungulati in tre anni.

"Si registrano già negli ambiti territoriali di caccia – prosegue Orlandini - dibattiti accesi riguardo a possibili modifiche di un punto o dell’altro del testo di legge dell’assessore Remaschi. Ecco, in vista dell’approdo del testo in consiglio regionale, dove sarà discusso ed eventualmente ritoccato, come presidente degli agricoltori di Cia Pistoia auspico che esso non venga snaturato, perché è molto ben impostato e può rappresentare davvero la soluzione al problema". 

"Per gli agricoltori – precisa ancora il presidente di Cia Pistoia - il problema non è solo né tanto quello dei risarcimenti dei danni che non arrivano quasi mai. I coltivatori non vogliono più subire i danni e desiderano poter raccogliere il frutto del proprio lavoro, anche perché nel lungo periodo queste riduzioni imprevedibili ma frequenti delle produzioni finiscono per determinare inesorabilmente significative perdite di quote di mercato, perché il mercato preferisce i produttori affidabili".


 


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