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Attualità venerdì 05 marzo 2021 ore 14:39

"La diagnostica non la detti il patronato"

ricetta medica

Bacchettata dall'Ordine dei medici pistoiese alla luce di segnalazioni di inviti verbali a far prescrivere dai medici di base attività medico legali



PISTOIA — "Gli esami clinici e le visite specialistiche non li detti il patronato per poi porli a carico del sistema sanitario nazionale": è in buona sostanza questo ciò che il presidente dell'Ordine dei medici chirurghi ed odontoiatri della provincia di Pistoia Beppino Montalti scrive agli iscritti alla luce di segnalazioni giunte proprio nella sede ordinistica circa "alcuni inviti verbali rivolti da alcuni patronati che incentivano l’assistito a recarsi dal proprio medico di fiducia che potrebbe redigerli su ricetta a carico del sistema sanitario nazionale”.

Non perché l'utente manifesti patologie, ma per cercarle e a fini medico legali. “Giungono a questo ordine provinciale numerose segnalazioni circa prescrizioni di esami ed accertamenti specialistici finalizzati alla ricerca di patologie - afferma l'incipit della lettera ai medici pistoiesi -, la presenza delle quali potrebbero essere oggetto di denunce di malattia professionale. In genere tali richieste originano in occasione di contatti con addetti ai patronati in occasione di richieste od informazioni per pensioni di vecchiaia, proponendo all’assistito la effettuazione di numerosi esami clinici senza un preventivo ragionamento clinico da parte di un medico specialista”.

“Tali richieste – sottolinea Montalti – devono essere redatte su carta intestata del medico richiedente, il quale, dopo accurata anamnesi lavorativa e patologica, rilevi la presenza di possibili stati morbosi da indagare con appropriati accertamenti specialistici. Tali richieste, ripeto, da redigere su carta intestata del medico prescrittore, non sono erogabili dal sistema sanitario nazionale, in quanto originate da fini medico legali”.

“Questo richiamo - prosegue Montalti - vuole riaffermare la correttezza della metodologia clinica (anamnesi-sospetto diagnostico-accertamento clinico-diagnosi) nell’affrontare tali problematiche medico-legali, ricordando inoltre, che spetta al medico che per primo abbia accertato la sospetta esistenza di una patologia di sospetta origine professionale, il rilascio dell’apposito certificato Inail che vale anche come denuncia di malattia professionale. Altra valenza ancora ha il rapporto con il medico competente, il quale in corso di sorveglianza sanitaria, se la sintomatologia denunciata è correlata al rischio lavorativo specifico, può proporre la esecuzione di test diagnostici specialistici”.


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