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martedì 25 giugno 2019

Cronaca lunedì 10 giugno 2019 ore 10:38

L'intimo 'Made in Italy' arrivava dalla Tunisia

Un sequestro di capi contraffatti da parte della finanza (foto di repertorio)

Sequestro al porto di capi di abbigliamento in arrivo dal Nord Africa e destinati a Pistoia, etichettati come se fossero stati prodotti in Italia



LIVORNO — Sequestrati nel porto di Livorno 300 capi di abbigliamento destinati a una società della moda pistoiese. L’attività, grazie al lavoro di squadra tra Guardia di Finanza e Agenzia delle Dogane e dei Monopoli di Livorno, ha consentito di interrompere un meccanismo fraudolento che prevedeva l’applicazione dell’indicazione di provenienza “Made in Italy” su vari tipi di capi di abbigliamento realizzati all’estero, principalmente in Tunisia.

Le fiamme gialle della Seconda Compagnia di Livorno sono state insospettite dalle modalità con le quali erano state apposte le etichette d’origine. L’abbigliamento, soprattutto intimo femminile, recava sui capi sia l’etichetta “Made in Tunisia”, posta in modo da facilitarne la veloce asportazione senza intaccare l’integrità degli indumenti, sia quella “Made in Italy”. Una volta giunte presso i magazzini aziendali, le etichette sarebbero state rimosse per lasciare solo quelle “Made in Italy”, traendo in inganno il consumatore finale circa la reale origine del prodotto.

Il rappresentante legale dell’azienda italiana, nato a Prato, classe ’37, è stato denunciato all’Autorità Giudiziaria labronica. La merce sequestrata, se fosse stata venduta, avrebbe consentito un guadagno di 20 mila euro.



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