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mercoledì 21 ottobre 2020

PENSIERI DELLA DOMENICA — il Blog di Libero Venturi

Libero Venturi

Libero Venturi è un pensionato del pubblico impiego, con trascorsi istituzionali, che non ha trovato niente di meglio che mettersi a scrivere anche lui, infoltendo la fitta schiera degli scrittori -o sedicenti tali- a scapito di quella, sparuta, dei lettori. Toscano, valderopiteco e pontederese, cerca in qualche modo, anche se inutilmente, di ingannare il cazzo di tempo che sembra non passare mai, ma alla fine manca, nonché la vita, gli altri e, in fondo, anche se stesso.

Willy

di Libero Venturi - domenica 20 settembre 2020 ore 07:30

Sono da tempo un estimatore di Capoverde, un arcipelago con alcune fra le isole più belle del mondo. Ci sono molti centri del Festival Sete Sois Sete Luas e, non a caso, l’amico Marco Celati, sedicente scrittore, là ha ambientato i gialli del compianto Commissario Favati, laggiù l’ha fatto vivere e morire. Ex colonia portoghese, ora Repubblica indipendente, Capoverde è un paradiso terrestre perso nell’Oceano, al largo del Senegal. Ci vuole molto bisogno o desiderio del mondo per andarsene da lì e venire qua da noi.

Willy Monteiro Duarte aveva origine capoverdiane, la sua famiglia veniva da là. Era nato a Roma 21 anni fa. È stato ucciso a furia di botte dai fratelli Bianchi e altri due loro degni compari, a Colleferro, nei dintorni di Roma, dove i suoi si erano stabiliti. L’hanno ammazzato perché aveva tentato di fare da paciere per difendere un suo amico. Un omicidio ancor più grave perché commesso per futili motivi, ma non erano futili i motivi che avevano spinto Willy a frapporsi agli aggressori dell’amico, a non girarsi dall’altra parte, a prendere parte per uno più debole o in difficoltà. Ciò che molti non hanno fatto nei suoi confronti durante il pestaggio del branco, per indifferenza o per paura.

I due principali aggressori praticano quelle discipline assurde annoverate tra le arti marziali che dovrebbero essere abolite, come gli incroci che si fanno per i cani da combattimento. Sono “personaggi” responsabili di intimidazioni, pestaggi e atti delinquenziali legati allo spaccio. E spero che non sia vera quella frase riportata dai giornali in cui un loro familiare dice: “in fondo hanno ucciso un extracomunitario”. Un altro congiunto ha detto: “se ha sbagliato deve pagare”. Meglio. Anche se dire “ha sbagliato” presuppone il riferimento ad un errore, uno sbaglio grave, ma un omicidio, uccidere una persona inerme, è ben più di un errore, ben più di uno sbaglio grave.

Ora gli uccisori, sono in carcere, i fratelli Bianchi dovranno rinunciare al reddito di cittadinanza che ingiustamente percepivano e temono di bere l’acqua del rubinetto. Soprattutto temono per la loro vita e hanno chiesto e ottenuto di restare in isolamento. Hanno paura di subire ritorsioni dagli altri carcerati: molti nelle carceri sono gli extracomunitari e poi il reato che hanno commesso è giudicato infame dalla “legge” del carcere. A poco servono loro le arti marziali e ora hanno paura. I veri vigliacchi si riconoscono, prima o poi.

Un altro tragico evento è avvenuto a Caivano, hinterland di Napoli: la diciottenne Maria Paola Gaglione è morta dopo essere stata inseguita in moto e speronata dal fratello Michele, mentre era a bordo di un scooter con Ciro Migliore, un giovane transex, che è rimasto ferito. La ragazza è morta nella caduta. Il fratello è stato arrestato: voleva dare una lezione alla sorella per quella relazione che la famiglia non tollerava.

Ed è tutto un susseguirsi di terribili episodi. A Pisticci, in provincia di Matera, due turiste inglesi quindicenni sono state vittime di uno stupro di gruppo durante una festa. Coinvolti otto giovani. Tra loro due trapper locali: nel videoclip del loro singolo, “Conto cash”, appaiono balordi e sommersi di soldi.

A Cagliari una lite per un parcheggio degenera in pestaggio: calci, pugni e bastonate da una decina di ragazzini ad un animatore che sviene davanti alla famiglia e finisce all’ospedale. L’uomo difeso da un senegalese. La sorella: “Tutti a riprendere col telefonino, in pochi ad aiutarci”.

In Versilia pestato da un gruppo di minorenni un ragazzo fiorentino, erroneamente scambiato per il presunto responsabile di un'aggressione sessuale ai danni di una sedicenne. È stato preso a calci e pugni sul pontile di Tonfano. Quattro i denunciati per le botte subite dal ragazzo, costretto a un intervento chirurgico per una frattura al volto: due i mesi di prognosi. Il vero aggressore sessuale è stato assicurato alla giustizia dalle forze dell’ordine.

Anche a Savona era avvenuto, poco tempo fa, un brutale pestaggio per motivi inesistenti: cinque ragazzi prendono a calci e pugni un ventiduenne. Arrestati dai Carabinieri. Il ragazzo per fortuna non muore, finisce all’ospedale con trenta giorni di prognosi.

Altro pestaggio di quattro giovani ai danni di un tunisino ubriaco che importunava gli avventori a Jesolo. È stato ridotto in coma e rischia di perdere un occhio. “Se l’è cercata, hanno fatto bene”, “non è un pestaggio razzista, il tunisino aveva aggredito”, i commenti sui social.

Sono solo alcuni esempi fra tanti episodi simili. È un’escalation di violenze in un mondo che oltretutto doveva cambiare e divenire migliore dopo il Covid. Forse sarà perché ancora non hanno trovato il vaccino.

Qualcosa lega questi singolo episodi? E, semmai, cosa? Sono due domande distinte perché c’è chi dice, che l’assassinio di Willy non c’entra nulla con il razzismo. Il giornalista Nicola Porro, ad esempio, accusa di strumentalizzare quanto avvenuto la cugina di Willy, la giornalista Maria de Lourdes Jesus, che conduceva “Nonsolonero” una trasmissione sull’integrazione di Rai 2, interrotta nel 1994 in epoca berlusconiana, che chiede al governo -a parer mio giustamente- di ripristinare anche in campo mediatico gli investimenti per le politiche di integrazione. E anche a Zingaretti rivolge la stessa accusa. “È una cosa disgustosa”, dice addirittura Porro. L’episodio -sostiene- è solo un esempio di criminalità comune operata da delinquenti abituali.

Infatti il razzismo in Italia e nel mondo non esiste, è solo una strumentalizzazione della sinistra e a che servono mai le trasmissioni sull’integrazione? Ci sono così tanti talk show, fra cui quello di Porro...

C’è perfino un deputato leghista che dice che l’omicidio di Caivano non ha un movente legato all’odio sessuale. È un omicidio e basta. Dunque si tratta di omofobia o è solo effetto del degrado delle periferie abbandonate dallo Stato, secondo le parole pronunciate dal parroco di Caivano, Don Maurizio? Il sacerdote ha intimato alle famiglie “basta odio!”, invitandole alla riconciliazione.

Invece Chiara Ferragni, l’influencer, e Liliana Segre, la senatrice, parlano da diversi punti di vista, di barbarie assoluta, di cultura e mentalità fascista come matrice di tanta violenza aggressiva e sopraffattrice. Umberto Eco descrisse gli stili, le caratteristiche tipiche del “Fascismo eterno”, ancora presente intorno a noi, talvolta in abiti civili o in doppiopetto.

Lega e Fratelli d’italia additano continuamente gli stranieri come un nemico e un pericolo, si oppongono sempre e comunque alle leggi contro l’omofobia e sdoganano movimenti di estrema destra come CasaPound o Forza Nuova, accettandone il voto. Non c’entrano niente con tutto questo? Lascio a voi giudicare.

Sarà dunque sufficiente limitarsi a dire che si tratta di singoli episodi che avvengono perché la violenza esiste? Tutt’al più affermando che esiste il disagio dei giovani e il degrado delle periferie. E quindi concludere semplicemente di essere reduci da una terribile settimana dove, tra stupri ed omicidi, troppi giovani italiani hanno dato il peggio di sé, in un crescendo di violenza che riguarda tutti, etero od omosessuali, maschi o femmine, italiani ed extracomunitari, da combattere con la giusta repressione penale. Va bene? Basta così?

Insomma, sì, ma non è del tutto sufficiente. Sarebbe come affermare che i ghiacciai si sciolgono e le foreste bruciano perché fa caldo. O che ci sono gli allagamenti perché piove ed è brutto tempo. Il che è anche vero, ma non legare gli effetti alle cause non ci aiuta e non ci spinge a capire perché tutto questo avviene. Così anche in campo sociale. È sbagliato ideologizzare tutto, ma è altrettanto sbagliato minimizzare e ridurre la comprensione degli eventi ai singoli fatti. Occorre una visione e una convinzione più radicale, complessiva e coerente a livello intellettuale, sociale e politico. Ed è necessaria soprattutto un’azione costante di prevenzione, attraverso l’educazione al rispetto degli altri in nome dei valori di convivenza, religiosi o laici che siano.

Perché forse siamo in presenza di qualcosa che lega questi eventi, questa barbarie e questa ferocia: i miti del potere, della forza, del successo facile e a tutti i costi, l’affermazione della sfera dell’io su quella del noi, la chiusura entro il piccolo gruppo e la banda, l’insofferenza e il conflitto generazionale, l’atteggiamento conservatore, non trasgressivo, ma sfidante dei ragazzi verso una società discriminante, la perdita di considerazione per la vita e i suoi valori, l’abbandono e l’incultura di periferie e città. E, sul piano politico, il disprezzo e la paura per il diverso, la crisi e il rifiuto della politica, alimentati dal populismo, dalla destra e dal neofascismo della destra estrema. La diseducazione civica.

Siamo forse in presenza di una mutazione sociale antropologica, qualcosa di simile alla denuncia che Pasolini faceva un secolo fa -e noi stentavamo a capire- circa il degrado delle periferie, la cultura contadina estirpata dal consumismo, la perdita dell’identità delle popolazioni proletarie, la loro violenta trasformazione e l’affermazione dei disvalori piccolo borghesi. Lo sviluppo senza progresso. O quando diceva io so perché il golpe, le stragi, perché tutto questo succede; non ho le prove, ma sono un intellettuale e collego i fatti. Ed esprimeva una mozione di sfiducia verso la classe politica, collusa o incapace di operare e svelare questa comprensione, perché credeva nella politica, nella democrazia, nel Parlamento e nei partiti. E quando notava che erano scomparse le lucciole, diceva perché. Traeva una lezione complessa da un semplice fatto. Diversamente noi, da molti fatti non traiamo un insegnamento che uno. Buona domenica, buon voto e buona fortuna.

Pontedera, 20 Settembre 2020

Libero Venturi

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