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mercoledì 19 dicembre 2018

PAROLE IN VIAGGIO — il Blog di Tito Barbini

Tito Barbini

In primo piano per decenni, nella politica italiana, all’improvviso non ne senti parlare più. Chiedi e nessuno sa darti notizie. Poi scopri che ha fatto una cosa che molti vorrebbero fare, ma sognano soltanto: dare lo stop alla vita di sempre e partire. Tito Barbini, classe 1945, sindaco di Cortona a 24 anni, poi presidente della Provincia di Arezzo, infine per 15 anni assessore regionale prima all’Urbanistica e poi all’Agricoltura, amico personale di Francois Mitterand. Si mette dietro le spalle tutto questo e intraprende un viaggio lungo cento giorni, che lo porta dalla Patagonia all’Alaska. Cento giorni a piedi e in corriera, per bagaglio uno zaino. Da allora attraversa confini remoti e racconta i suoi viaggi e i suoi incontri nei libri. E’ ormai, a tempo pieno, scrittore di viaggi. Più di dieci libri, non solo geografia fisica, paesaggi e luoghi, ma geografia della mente. In Patagonia o nel Tibet, un mondo altro, fatto di dolori, speranze, delusioni. Nel 2016 è uscito il libro "Quell’idea che ci era sembrata così bella - Da Berlinguer a Renzi, il lungo viaggio"

Far vivere l’idea di una nuova storia

di Tito Barbini - lunedì 11 dicembre 2017 ore 18:00

L’intervista di Renzi a Repubblica, con gli oltraggi alla Boldrini e a Grasso, mi è parsa davvero il frutto di una inutile arroganza. Livore gratuito. Ascolto, invece, in questi giorni tante voci che chiedono di ripensare la nostra scelta per una lista unitaria “Liberi e Uguali”, con la guida di Pietro Grasso. Allora devo fermarmi, sforzarmi di ricapitolare, di guardare con sguardo diverso coloro che fino a oggi ci consideravano un gruppo di scissionisti destinati a un ruolo insignificante. 

Non di essere invece, un’altra sinistra, che proprio dalla sconfitta del PD in tante città italiane o da quelle brucianti delusioni sul lavoro, sulla scuola, sulla sanità e sulle politiche dell’immigrazione ha aiutato a far nascere. Devo dirmi, per esempio: mi sono rimasti tanti compagni e amici, questo sì, all’interno di quel partito e con loro voglio parlare. Intendo amicizie autentiche, di quelle su cui puoi sempre contare. Io vivo in una città piccola, mi accade spesso di incontrare alcuni militanti del PD, di quelli che, come me, avevano a dato al Partito le loro speranze. 

Oggi mi si rivolgono chiedendomi cosa è successo, perché le nostre idee non vanno più d’accordo. Mi mettono sempre davanti i pericoli della destra. Confesso il mio disagio, quando non riesco a dare a queste domande una risposta convincente. Per loro, credo, non basta parlare di scelte politiche disattese, di valori che sono caduti. Mi ripropongono poi questa sciocca teoria del voto utile. Probabilmente conservano dentro di sé un’immagine della mia lunga militanza politica come un pezzo della propria storia, della propria vita, delle lotte che insieme abbiamo condotto. Non lo so. 

Altra natura ha invece il silenzio di quanti, a vario livello, ebbero con me, nel vecchio PCI, un compito di responsabilità o di direzione. Molti vorrebbero seguirmi nella nuova avventura in “Liberi e Uguali” ma hanno questa sacralità dell’appartenenza, del tradimento, che sembra frenarli. Poi ci sono gli irriducibili, quelli che non vogliono più confrontarsi e dialogare e qualche volta ti insultano. Già, come sono cambiate tante persone, anche giovani. Pensare che a miei tempi ci si doveva preoccupare di altre cose: di generosità estreme, di idealismi senza gambe per camminare, di passioni . Che dire della fame di carriera di oggi, degli opportunismi che sembrano corrodere i livelli minimi di lealtà e dignità?

E meno male che non mi viene di portare rancori. Per indole e, anche, perché questa è una cosa che l’età comunque insegna. Se vogliamo crescere come persone dobbiamo smettere di rivestire i panni della vittima, abbozzarla di giudicare e accusare gli altri; gli altri ci deludono, gli altri ci tradiscono, gli altri non ci capiscono, gli altri non ci stimano, gli altri non ci comprendono, gli altri ci odiano, gli altri ci invidiano, gli altri sono cattivi...
Dobbiamo diventare padroni della nostra vita e far sì che questa non venga turbata dai giudizi e azioni altrui. Se qualcuno ci ha tradito nella lotta politica nelle speranze che aveva suscitato ciò fa parte del gioco, passiamo oltre. Se non altro, vivremo più serenamente. 

Quindi, nessuna rivincita morale.
Semmai la speranza che ci sia qualcuno, che riprenda in mano quei valori, forse anche più entusiasta, capace di coltivare bene le idee che contano. Ci sarà pure chi saprà riannodare i fili, ricostruire qualcosa di bello e importante. Ci sarà pure chi saprà ricomprendere le tante storie in un solo soggetto politico, caleidoscopio di forze e progetti e percorsi che non possono vivere per conto loro, tasselli di un mosaico piuttosto che frammenti separati. Ci sarà pure chi saprà far vivere l’idea di una nuova storia in cui la forza potrà esercitarsi attraverso la democrazia integrale. Restituendo voce agli elettori, ai militanti, alle persone, non alle correnti, ai gruppi di potere.

E allora insieme riusciremo a socchiudere la porta del futuro, per quanto complicato sia. Per lo meno, riusciremo a restituire l’orgoglio a un’intera comunità.

Tito Barbini

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